GINEVRA BARTOLOMEI DETTA "LA GINA", POETESSA DELLA MONTAGNA

 

 “Tutti mi dicono che sono mezza matta,
 per dir la verità sono matta in tutto.
 Dei miei nipoti Graziano è il primo
 gli consegno questo quaderno con tante poesie.
 E chiunque le leggerà
 o mio caro Buon Gesù
 si ricorderà di me
 quando non ci sarò più”
 

Ginevra Bartolomei, conosciuta da tutti come “la Gina”, era nata il 14 febbraio del 1909 a Pietracamela, sotto il Gran Sasso d’Italia e i Prati di Tivo. Partita per il Canada con il marito e i figli nel marzo del 1957 da Napoli con il bastimento “La Vulcania”, visse a Toronto fino al 1962, lavorando nelle grandi aziende agricole e nei caseifici canadesi. Tra un lavoro e l’altro, quando aveva tempo per riflettere, iniziò a comporre versi; racconta il figlio Giovanni: “Mamma ha cominciato a fare le poesie quando stava in Canadà. Perché là come si dice c’aveva tempo, un po’ di tempo nemmeno ha lavorato perché…prima di trovà la seconda occupazione… e allora là ha cominciato a pensare. Tutto a memoria...tutto a memoria, bastava gli dicessi  «O Gì, dimme sta canzonattë» e lei cominciava, pure fino all’ultimo tempo, qua, si”.

Tornata in Italia con il marito nel 1962, Ginevra riprese i lavori consueti: coltivare, raccogliere il grano, il fieno, la legna, portarli a casa lungo i sentieri della montagna, per decine di chilometri, con i pesi sulla testa. Le donne di allora erano abituate, e salivano a piedi fino ai Prati di Tivo più di una volta al giorno, per caricare e riportare il necessario in paese. Ginevra Bartolomei raccontava spesso di aver partecipato, nel 1935, alla costruzione della strada statale 80, portando sulla testa carichi di sassi, cemento e travi d’acciaio, percorrendo ogni giorno a piedi la strada che dal paese conduceva al fondovalle, e la sera, per il ritorno a casa.

Grazie al suggerimento del nipote Graziano Ginevra iniziò a trascrivere le sue poesie su carta, su quaderni che oggi sono la testimonianza del suo spirito creativo, di osservazione, della sua ironia semplice e penetrante. Lo sguardo della “Gina” ha attraversato un lungo secolo e ha visto la vita di un tempo, dei primi del ‘900, con i suoi ritmi e la sua vita sociale, il lavoro dei pastori le processioni e i rituali della montagna; così come ha osservato quello che è avvenuto dopo: la guerra e lo spopolamento, le modificazioni del Secondo Dopoguerra, l’emigrazione e il ritorno dal Canada, la solitudine della montagna e il suo abbandono, il legame mai definitivamente reciso con la cultura pastorale del passato. Ginevra ha osservato intere generazioni, ha fissato nella memoria la vita di tanti pretaroli, trascrivendo strofe sui quaderni o improvvisando rime, tutte con dei riferimenti precisi alle persone del suo paese, ai luoghi a lei cari, ai sentimenti che provava verso il luogo d’origine, al suo paesaggio e ai suoni che lo caratterizzavano.

Ginevra cantava gli stornelli in dialetto, componeva canzoni alla Madonna del Gran Sasso, e la sua voce e la sua immagine sono state più volte registrate: da Don Nicola Jobbi, dai nipoti e dai parenti, da Mara Di Giammatteo e Fabrizio Chiodetti, da Davide Pirri, da Gianfranco Di Giacomantonio, entrando a far parte di dischi, documenti fotografici, film e documentari. Ma più forte ancora è la memoria di chi l’ha conosciuta e ascoltata dal vivo.

Negli ultimi anni passava le sue giornate davanti casa, su una sedia a guardare la montagna. Oppure scriveva poesie su un quaderno. La ricordo seduta d’estate, col suo “fazzolo” e il vestito blu, sotto la capanna degli attrezzi, nel suo giardino; ricordo la sua voce che cantava nell’antico dialetto pretarolo, e le rime che improvvisava sulle cose che accadevano in quei momenti.

Ginevra Bartolomei in Mirichigni è morta il 22 febbraio del 2007, nella sua casa di Pietracamela.  Il 21 febbraio Don Filippo Lanci, parroco del paese e suo amico da molti anni, le era vicino; mi trasmise questo breve messaggio: “Gina è in agonia e la montagna da stamattina è coperta di nebbia, perché sempre ci si vela il volto quando muore un poeta”.

 

A 5 anni dalla morte di Ginevra Bartolomei, il nipote Graziano Mirichigni le rende omaggio con questo video di una sua poesia in dialetto "pretarolo", da una registrazione in VHS da lui stesso realizzata nei primi anni ’90. Graziano ha scelto di proposito un componimento che la nonna scrisse in Canada alla fine degli anni  ’50 del Novecento, nella quale “ripercorre con la mente le strade di Pietracamela, rione per rione, citanto le poche persone che erano rimaste (poche secondo lei gia' allora), usando per lo piu' i soprannomi”.